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TRENTO, 5 febbraio 2016 - Carlo Monte e Fabio Bertolissi della Fisascat Cisl: "lavoratori e lavoratrici da 32 mesi senza contratto, tutto questo è inacettabile!"

 

  VENERDI' SCIOPERO DEGLI ADDETTI ALLE MENSE

Lavoratrici e lavoratori protestano per il contratto scaduto da 32 mesi. Presidio davanti alla mensa universitaria di via Tommaso Gar.

 

Hanno un contratto scaduto da 32 mesi e una trattativa bloccata al palo.

Per questa ragione gli oltre 50mila lavoratori e lavoratrici della ristorazione collettiva, circa 2mila in Trentino, dopodomani, venerdì 5 febbraio, sciopereranno in tutta Italia per otto ore.

A Trento si terrà un presidio a partire dalle 12 dalle 10.30 davanti alla mensa universitaria di via Tommaso Gar. I lavoratori saranno presenti dalle 10.30. Una scelta non casuale, come spiegano i funzionari trentini di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. “Queste lavoratrici non solo sono senza contratto – dicono Paola Bassetti e Francesca Delai (Filcams del Trentino) con Stefano Picchetti (Uiltucs del Trentino) e Carlo MonteFabio Bertolissi (Fisascat del Trentino).

Da tre anni la loro azienda fa ricorso alla cassa integrazione in deroga, lamentando un calo di fatturato e problemi di riorganizzazione aziendale. Di fatto la Sma, l'azienda che gestisce le mense universitarie, non ha un piano aziendale che salvaguardi pienamente i propri dipendenti”.

Venerdì saranno garantiti i pasti minimi negli ospedali e nelle case di riposo, mentre nelle mense scolastiche e universitarie e in quelle aziendali e interaziendali non sono assicurati i pasti. Molti lavoratori non potranno partecipare alla protesta perché devono garantire i servizi essenziali – aggiungono i funzionari sindacali – il settore ha inoltre un altissimo livello di precariato dunque protestare non è facile”.

Le lavoratrici e i lavoratori della ristorazione collettiva sono per la maggior parte donne a part time con poche decine di ore alla settimana di lavoro e spesso con diversi mesi all’anno di sospensione lavorativa.

Fin dall’avvio delle trattative il settore della ristorazione collettiva ha scontato grandi difficoltà per la divisione delle compagini datoriali. Nonostante ciò i sindacati di categoria hanno affrontato il negoziato con tutte le associazioni che rappresentano le imprese del settore, anche se non firmatarie dei contratti (Turismo parte speciale Ristorazione Collettiva), al fine di dare la massima copertura contrattuale agli addetti del settore.

E’ il caso di Angem e ACI Servizi ed Utilities, con le quali il confronto nel corso del tempo si è sviluppato per cercare di raggiungere un’intesa, fino all’interruzione della trattativa lo scorso 2 dicembre 2015. Con le altre associazioni, già firmatarie del contratto nazionale le trattative si sono interrotte da molto tempo.

In tempi diversi, però, le parti datoriali, anche se divise tra loro, hanno avanzato le medesime richieste: una riduzione del costo del lavoro, la revisione in peggio della clausola sociale nei cambi di appalto, un abbassamento delle tutele collettive ed individuali, aumenti retributivi irrisori.

Proposte inaccettabili per le organizzazioni sindacali che porterebbero ad un arretramento della condizione delle lavoratrici e dei lavoratori, già fortemente colpiti dalle difficoltà degli ultimi anni.

 

 GIORNALE L'ADIGE - sabato 6 febbraio 2016

 

 GIORNALE TRENTINO - sabato 6 febbraio 2016

 

 GIORNALE CORRIERE DEL TRENTINO - sabato 6 febbraio 2016

 

 

FISASCAT CISL NAZIONALE  www.fisascat.it

 

RISTORAZIONE COLLETTIVA, MASSICCIA ADESIONE ALLO SCIOPERO PER IL CONTRATTO NAZIONALE ATTESO DA 33 MESI DAGLI 80MILA ADDETTI.

RAINERI (FISASCAT): «IL MALESSERE DEI LAVORATORI E' PALPABILE, LE ASSOCIAZIONI DATORIALI FACCIANO UN PASSO INDIETRO»

 

Roma, 5 febbraio 2016 - Adesione massiccia allo sciopero nazionale indetto per oggi dai sindacati di categoria Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs a sostegno della vertenza che coinvolge gli 80mila addetti della ristorazione collettiva impiegati nei servizi di preparazione e consegna pasti su larga scala destinati a mense aziendali, in attesa da 33 mesi del nuovo contratto nazionale di lavoro.

La protesta, che ha registrato lo svolgimento di mobilitazioni e presidi partecipati in tutta Italia, si è resa necessaria  in seguito alla rottura delle trattative avviate con le associazioni datoriali Angem ed Aci ed allo stallo delle trattative con le altre associazioni imprenditoriali Fipe Confcommercio, Federturismo Confindustria e Confesercenti, anch’esse firmatarie il contratto nazionale del turismo parte speciale ristorazione collettiva.

I nodi del negoziato sulle posizioni datoriali sui capitolati contrattuali riferiti ai cambi di gestione, permessi per riduzione orario di lavoro ed ex festività, flessibilità oraria, malattia e sull’indisponibilità delle rappresentanze imprenditoriali ad erogare aumenti economici in linea con i rinnovi già siglati nel comparto turistico.

«Il malessere delle lavoratrici e dei lavoratori è palpabile e l’adesione in massa alla protesta di oggi è l’emblema dello stato di disagio  – ha commentato il segretario generale della Fisascat Pierangelo Raineri – A quasi tre anni dalla scadenza del contratto nazionale invitiamo le associazioni datoriali del comparto ristorazione collettiva a fare un passo indietro sulle posizioni che minano i diritti e le tutele individuali e collettive garantiti dalla contrattazione».

La categoria cislina rilancia anche sulla responsabilità sociale delle imprese. «Si rifletta sulle conseguenze di un mancato rinnovo contrattuale sia in termini economici che normativi in un comparto a occupazione per la maggioranza femminile, dove il rapporto di lavoro è prevalentemente part-time e le lavoratrici e i lavoratori sono molto spesso monoreddito – ha sottolineato Raineri – Esortiamo le associazioni datoriali a tornare al negoziato per individuare un punto di mediazione per consentire la positiva conclusione delle trattative~e definire un aumento salariale dignitoso oltre ad un avanzamento della normativa sul welfare e sulla partecipazione».